E mi sono rotta il conscio e l’inconscio!
Me lo perdonate un piccolo sfogo? Dai, sì. Il mio conscio e il mio inconscio oggi sono in subbuglio. E’ bastata una e-mail, probabilmente la famosa ultima goccia, e i miei neuroni hanno fatto un brainstorming decidendo di indire una manifestazione anti-veleni mentali. Non potevo far altro che riportare in questa rubrica le ragioni di suddetta manifestazione 
Chi mi conosce un po’ sa che scrivo senza peli sulla lingua (che peraltro fanno un po’ schifo o no?), ma senza l’arroganza di credere che tutto quello che penso sia il “giusto”. Io propongo, tiro fuori delle idee, riporto teorie suffragate da esperimenti scientifici. Poi scrivo le mie conclusioni, MIE appunto. Se uno è d’accodo bene, se no pazienza, il mondo è fortunatamente grande abbastanza da contenere più di una opinione.
Ma veniamo ai fatti: il mio conscio e il mio inconscio per una volta sono d’accordo nell’essersi rotti di ascoltare lamentazioni varie, sia quelle DOC che quelle ibride, nate dall’unione pericolosissima fra lamento e invidia.
Insomma, è in atto nella mia mente una manifestazione anti- “Ma tu sei fortunata; Sarebbe bello anche per me, ma; E io anche volendo non potrei; etc….”
E la prima fila, quella con i manifesti più grandi, è dedicata a “Beata te che puoi”
E basta con sto storie, ma quale fortuna, ma quale destino, ma quale nata con la camicia? Devo farvi un elenco? Che faccio? Parto da quando da piccola ho passato due anni a letto per una malattia strana? Devo includere i nove anni di calvario in diretta con mia madre che veniva divorata dal cancro? O basta citare il linfoma di mio marito.
A parte che non è nel mio stile, ma prometto che vi risparmio la lista se voi mi promettete di contare fino a 10 prima di inviarmi una e-mail con qualche dramma dentro. E non è che non capisco, certo che capisco! E nemmeno che non mi va di rispondere, certo che rispondo! Quello che proprio non mando giù è il tono delle comunicazioni che seguono.
Vado e mi spiego meglio. Pinco Pallino mi scrive che lui vorrebbe essere felice ma la sua donna l’ha lasciato e lui soffre. Io rispondo che lo capisco, ma che se la sua donna gli ha dato il 2 di picche tre anni fa, forse è il caso di lavorare su sé stesso e sui mille modi che ha per essere felice, a prescindere. Lui risponde che ho ragione (odio quando mi si da ragione giusto per iniziare una e-mail in modo gentile) MA …e lì ricominciano le lamentazioni. Allora io rispondo che forse è il caso che lui si rilegga la sua e-mail e ci veda dentro quella specie di circolo vizioso in cui è caduto. E lui risponde che ho ragione (e dagli…) MA …. Normalmente il giro di e-mail termina appunto con un “Beata te….”
Allora io non sono beata (non mi risulta che ci sia nemmeno una Santa col mio nome) ne’ mi sono svegliata un bel giorno in una vita felice. Ho avuto i miei momenti neri, le mie delusioni, i miei dolori profondi. Ho anche avuto i miei bei periodi di lotta a chi era il più sfigato nel giro: e io oggi ho una sfortuna che vale 10 punti, ma, accidenti, la tua vale 12 punti e quindi mi batti. Ma non è detto, perché se ci incontriamo anche domani sono certa che avrò raccolto qualche figurina in più e ti batto io!
Evviva! Sono una persona normale che si è comportata in modo normale per anni!
E poi mi sono rotta! Mi sono rotta di essere sfortunata, mi sono rotta che tutte succedevano a me, mi sono rotta di partecipare alla gara della sfiga (e perfino vincerla a volte). Ho tolto il paraocchi e mi sono guardata in giro. Ho cominciato a leggere, a frequentare persone diverse, a imparare di nuovo, con umiltà e senza stupidi pregiudizi.
La prima cosa che ho imparato e che mi ha fatto fare il primo passo qualitativo nella mia nuova vita è stata che LA MIA REALTA’ NON E’ QUELLO CHE MI SUCCEDE, MA COME LA PERCEPISCO.
Pensiero stupendo che mi ha fatto cominciare un bellissimo viaggio alla ricerca della mia felicità. Ora io sono felice, e lo sarò anche domani e dopodomani. E questa felicità è una cosa personale, la mia felicità è diversa da quella di chiunque altro. È uno stato mentale (normale, giuro, senza alterazioni di sorta) che ho preso l’abitudine di raggiungere, ogni singolo giorno, anche quello che piove e non ho l’ombrello o quello che vorrei scrivere al pc ma mi fa troppo male la schiena. Insomma io non sono felice perché ho vinto alla lotteria o ho un amore tipo principe azzurro. Io sono felice perché faccio ogni giorno un sacco di cose che mi appassionano cercando di zigzagare fra il fuoco incrociato delle mitragliatrici della vita o, al massimo, se vengo colpita, non passo un mese a dirmi che sono proprio sfigata, ma analizzo la pallottola e cerco di farmene una ragione e di trovare il lato positivo dell’esperienza.
Quindi, per favore, basta “Beata te…”. Risparmiatemeli e risparmiateveli. Non perdete tempo a scrutare le persone felici per trovare il pelo nell’uovo o per confermare dentro la vostra mente che loro sì che son fortunate. Invece piantatela lì di essere realisti, rispolverate i vostri sogni e magari chiedete proprio alle persone felici come hanno fatto. Chiedete, certo, ma poi, perdio, ascoltate anche!
Con tutto il mio amore
Pat
Patrizia Salvini
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